724 140. Di tutte le virtù è custode
e decoro l'umiltà. Se questa non è messa come
fondamento dell'edificio spirituale, quando esso sembra innalzarsi
si avvia alla rovina.
Francesco ne era provvisto con particolare abbondanza, affinché
non mancasse nulla ad uno già ricco di tanti doni.
Nella stima di sé non era altro che un peccatore, mentre
in realtà era onore e splendore di ogni santità.
Sulla virtù dell'umiltà cercò di edificare
se stesso, per gettare un fondamento secondo l'insegnamento
di Cristo. Dimentico dei meriti, aveva davanti agli occhi
solo i difetti, mentre rifletteva che erano assai più
le virtù che gli mancavano di quelle che aveva. Unica
sua grande ambizione, diventare migliore in modo da aggiungere
nuove virtù, non essendo soddisfatto di quelle già
acquisite.
Umile nel contegno, più umile nel sentimento, umilissimo
nella propria stima. Da nulla si poteva distinguere che questo
principe di Dio aveva la carica di superiore, se non da questa
fulgidissima gemma, che cioè era il minimo tra i minori.
Questa la virtù, questo il titolo, questo il distintivo
che lo indicava ministro generale. La sua bocca non conosceva
alcuna alterigia, i suoi gesti nessuna pompa, i suoi atti
nessuna ostentazione.
Pur conoscendo per rivelazione divina la soluzione di molti
problemi controversi, quando li esponeva metteva innanzi il
parere degli altri. Credeva che il consiglio dei compagni
fosse più sicuro ed il loro modo di vedere più
saggio E affermava che non ha lasciato tutto per il Signore,
chi mantiene il gruzzolo del proprio modo di pensare. Infine,
per sé preferiva il biasimo alla lode, perché
questa lo spingeva a cadere, la disapprovazione invece lo
obbligava ad emendarsi.